Martedì, 07.02.2012
Storia dell'Unione

Storia dei comuni dell'Unione della Baronia.

  Situata sulla piana costiera antistante il Mare Tirreno e protetta nell'entroterra dal tratto montuoso che congiunge il territorio di Palermo con il golfo di Castellammare, la Baronia di Carini viene costituita nell'anno 1090 a seguito della conquista normanna avvenuta dopo un duro assedio cui si era opposta la lunga resistenza araba.
Il conte Ruggero investì del titolo di Barone Rodolfo Bonello suo fedele cavaliere.
Facevano parte della Baronia oltre al feudo di Carini, anche la terra ed i casali di Cinisi e Zarcante, nell'area di confine tra gli attuali comuni di Carini, Capaci e Torretta, nonchè parte del territorio di Terrasini.
Fu proprio il primo signore di Carini, a realizzare a difesa del territorio quella struttura fortificata di cui ci parla nel 1154 il viaggiatore arabo Idrisi, sulla quale, in epoche successive, sarebbe sorto il Castello che oggi si ammira.
Nell'anno 1094 Rodolfo Bonello donava la Chiesa di S. Lorenzo in Carini al Vescovo di Patti, insieme alle terre circostanti coltivate a vigna e a 100 villani in gran parte mussulmani, quale dotale per l'istituzione del nuovo Vescovado, Quindi fu la volta del Casale di Cinisi, che tornava ad essere proprietà dei monaci benedettini, dopo che l'ordine ne era stato privato a seguito dell'invasione araba.
All'inizio del XIII secolo i casali della Baronia fanno regestrare un progressivo spopolamento da parte dei villani mussulmani, a seguito del difficile rapporto con i dominatori cristiani.
All'inizio del 300 si da ancora più estesa la fuga della popolazione del territorio.
Anche il casale di Terrasini non appare più documentato. I luoghi abitati lasciano così il posto al feudo spopolato anche dalle guerre interne (oltre che esterne) e dalle frequenti epidemie, mentre il centro abitato di Carini si restringe attorno al Castello normanno, protetto da una cinta muraria.
E' la cosidetta "terra vecchia", caratteristico esempio di terra fortificata. Nella estensione della Baronia si afferma sempre di più, in questo modo, la dominande della coltura boschiva e, conseguentemente, la pratica della caccia insieme a quella del pascolo. Del resto, il feudo "Foresta", facente parte della Baronia, richiamava il termine tecnico-giuridico indicante una riserva regia entro la quale i diritti di pascolo, legnatico e caccia erano discrezione del re.
Bisognerà attendere il XV secolo per assistere ad una ripresa dell'attività agricola e al contemporaneo sorgere di trappeti di zucchero.
Durante la guerra del Vespro (1282) la Baronia risulta già in possesso di Palmeri Abate, che si distinse per aver dato un consistente aiuto a Giovanni Da Procida, per la cacciata dei Francesi dall'Isola.
In epoca aragonese Nicolò Abate risulta nel censo di Re Federico III° quale possessore, insieme ad altri feudi, anche di quello di Terrasini nella Baronia di Carini.
La Signoria degli Abate continua ininterrottamente, per buona parte del '300, col figlio Nicolò Enrico e con Riccardo, erede di quest'ultimo.
Dichiarato fellonde da Re Martino, per essersi alleato con i Chiaromonte, Riccardo Abate, asserragliato nel sicuro castello/fortezza resistette a lungo. Sconfitto si vide confiscati i beni dal Re aragonese il quale concesse la Baronia di Carini a Ubertino la Grua. Il donativo oltre alla terra abitata ed al castello, comprendeva i diritti sulla tonnara dell'Orsa (per quanto appartenesse al monastero di San Martino delle Scale), con l'annessa pescheria, congiuntamente ad eficici, fortilizi, territori, monti, pianure, acquedotti, corsi d'acqua, pescagione di mare, di fiume e di stagno, cacciagione, pascoli, prati, erbatico, terratico, boschi, vigne, campi, giardini, mulini.
Re Martino diede inoltre a Ubertino la licenza di costruire un caricatoi ed un porto nella marina di Carini, preferibilmente nel luogo chiamato "Sanctu Cathaldu", affinchè le navi e i vascelli potessero caricare e scaricare vettovaglie ed altre merci.
Il privilegio, firmato in Catania, sede pro-tempore della corte aragonese in Sicilia in data 26 Agosto 1397, rivela l'importanza che Re Martino, continuando la tradizione Normanna, intendeva dare alla Baronia di Carini, affidandola ad un personaggio ufficiale dell'apparato della "Nazione" Siciliana che si era particolarmente distinto per fedeltà e per imprese perpretrate a difesa del sovrano aragonese. Ubertino La Grua godette infatti di incarichi tra i più prestigiosi del regno: Capitano Giustiziere in Palermo (1396), Giustiziere in Val di Mazara (1397), Secreto della Città di Palermo (1398), e infine Maestro RAazionale del Regno.
Il prestigio della Baronia cresce ulteriormente dopo poco tempo, a seguito del matrimonio di Ilaria La Grua, figlia di Ubertino, con il catalano Gilberto (alias Gispert) Talamanca, ambasciatore del Regno nel 1391, consigliere di Strato nel 1403 e Maggiordomo Maggiore del Re.
Re Martino in persona propose questo matrimonio che legava due fra i più suoi fedeli sudditi, protagonisti nel delicato conflitto con le baronie locali. La Baronia di Carini acquisiva in questo modo il ruolo di vero e proprio baluardo e luogo deputato emblematico del successo della coraona aragonese nei confronti del potere dei Chiaromonte.
Dalla metà del '400 in avanti i matrimoni dei La Grua Talamanca, signori di Carini, con alcuni fra i più potenti titolati dell'epoca, rafforzano in maniera sempre crescente l'immagine ma anche il potere politico- economico di questa Baronia. Ci limitiamo a ricordare, fra gli altri, l'unione di Ubertino la Grua, figlio di Gilberto e Ilaria, con Diana Castagna, nipote del potente Nicolò e poi le unioni con le famiglie Ventimiglia, Federico e soprattutto Ajutamicristo, una fra le più antiche e autorevoli della storia della nobiltà siciliana. Uno dei matrimoni più significativi, fu quello di Pietruccio La Grua Talamanca Ajutamicristo, (che si era investito della terra di Carini il 4 Febbraio 1518) con Maria Toch e Manriquez, nipote diretta di Alfonso, Red di Sicilia. Di notevole prestigio fu, altresì, l'unione di Vincenzo La Grua Talamanca con Laura Lanza, figlia di Cesare, principe di Trabia, fra i più potenti e ricchi titolati siciliani dell'epoca, rimasto tuttavia nella storia per il delitto perpretrato nei confronti della figlia (il 4 Dicembre 1563), scoperta in fragranza di adulterio con Ludovico Vernagallo.
Evolve così la nuova ascesa della Baronia e la lenta ripresa demografica che porta ad una prima espansione dell'abitato di Carini fuori dalla cinta muraria della "terra vecchia".
Conseguenza diretta della crescente potenza, non soltanto economica, dei baroni di Carini, a cominciare dalla seconda metà del secolo XV, e per ancora più di due secoli, è la progressiva evoluzione urbanistico-architettonica della città che assiste, nel corso del XVI secolo, al definitivo configurarsi del Castello in forma residenziale e di rappresentanza, rispetto alla struttura prima-quattrocentesca costituita da poche stanze e altri locali con volta a dammusu, attorno ad un bagghiu centrale, sovrastati da una torre. Le architetture ecclesiastiche si arricchiscono, a loro volta, di significative testimonianze di arte figurativa. Fra gli edifici religiosi che sorgono nel '500, attenzione particolare meritano le architetture dei conventi domenicani con annessa la chiesa del Rosario, delle suore domenicane, con anche la chiesa di S. Vincenzo e del Convento del Carmine, corredato di un o splendido chiostro, fondato dal Barone Cesare La Grua Talamanca Bracco.
Contemporeneo al progresso urbanistico-architettonico e alla evoluzione dell'economia agricola agricola è l'insediamento di immigrati provenienti da Palermo, Monreale e altre aeree della Sicilia e della Calabria.
L'apice dello splendore dei Signori di Carini si raggiunge con il riconoscimento del titolo di Principe a Don Vincenzo la Grua Talamanca Bracco (datato Madrid, 19 Settembre 1622 ed esecutorio nel regno il 21 Novembre successivo). Per quanto riguarda l'effettiva estensione del Principato, dal processo di investitura n.6469 relativo all'anno 1680, risultano facenti parte del Principato medesimo i seguenti feudi: Zucco, Paterna, Pilato, Piraineto, Foresta, Saraceno, Zummaria, cum gavellis, zagati, bagli, buccerie, e confinante con le terre di Capaci e Torretta con i feudi di Cinisi, Giardinello, Partinico e il mare.
Il cursus honorum del primo principe di Carini vanta le cariche di Deputato del Regno e quindi, di Pretore di Palermo (aa. 1632-34 e 1641-42). Quest'ultima carica fu rivestita anche dal figlio, principe Cesare (aa. 1664-1673-1674) e, insieme ad altre prestigiose cariche publliche, dai suoi successori con constante periodicità per tutto il Settecento.
Al di fuori di altri feudi e titoli acquisiti nel corso dell'initerrotta fortuna dei La Grua Talamanca, limitatamente all'estensione del Principato di Carini, va sottolineato  che il suo territorio non subì, nei secoli, variazioni di rilievo. Fanno eccezione, ma per ragioni e con entità diverse il feudo di Terrasini e la terra di "Mongilepre". Il primo infatti, dopo essere stato acquistato nel 1599 da Martino e Isabella Cenami, e successivamente (3 Luglio 1664) acquisito da Giovanni Donato Gazzara, tornò ad essere proprietà del Principe di Carini Vincenzo La Grua, che se ne investì in data 20 Gennaio 1716.
Della terra di "Mongilepre", invece, Antonio La Grua Talamanca acquistò il mero e misto imperio il 27 APrile 1747.
Deputato del Regno (1738-41), Pretore di Palermo (aa. 1732-41-52), Governatore della Compagnia dei Bianchi, Antonio la Grua Talamanca mantenne il livello della autorevolezza del proprio casato, così come i suoi immediati discendenti, Vincenzo Maria La Grua Talamanca, primogenito di Antonio, si investì del Principato, Terra e STato di Carini con la Terra di Terrasini il 29 Settembre 1779, Pretore di Palermo (aa. 1771-2-3) e Governatore del Monte di Pietà (1765-6-7) sposò Lucrezia Branciforte di Ercole Michele Principe di Butera, fra i maggiori titolati della nobiltà siciliana.
Capitani Giustizieri e quindi Pretori e/o Sentatori di Palermo, furono i successori Antonio La Grua Talamanca Branciforti, Vincenzo La Grua Talamanca Gioieni e il nipote di questi, Antonio Francesco La Grua Talamanca e Sabatini. Dal matrimonio di quest'ultimo con Maria Amalia Lobelin Kellerman, dama di Compagnia di Maria Luisa di Spagna, inizia la generazione "francese" dei Principi di Carini, che nascono tutti a Parigi, loro dimora abituale.
L'abolizione dei diritti feudali, dopo il 1812, e le successive nuove catastazioni, a partire dal quella del 1838, accompagnano la costituzione dei COmuni. Nascono così, nel territorio dell'antica Baronia di Carini, divenuta poi Principato, i Comuni di Carini e di Terrasini, mentre piccole aree geografiche di confine si agganciano ai comuni di Giardinello e Capaci.


Giovanni Isgrò